L’occhio si agganció al cuore
trascinato
Così desiderai il tuo bacio
Cosí le tue mani al tuo mantello.
Non m’accorsi che n’eri Dea-musa-Ninfa.
In te serbavi il destino delle Moire
e filavi me
e destinavi me
Quando chiuderai la tua forbice?
Scivolare Leave a comment
La veste del pastore Leave a comment
Non fu la musa Talia
a chiamarmi tra i suoi ranghi;
Non camminai nella rugiada d’ Arcadia
lasciando i sandali al confine.
Furono Pugni
Furono Calci
a spingermi tra le fronde del Parrasio.
La Parola è impotente Leave a comment
Rinchiuso
In carrozze urlanti – in corsa
univo gli occhi alle infiltrazioni del sole.
Correvo.
Separando tra le palpebre
le grida dei volto tumefatti.
Riconobbi i tuoi silenzi – avvolti nell’ombra
confuso, stonato
Lo scrosciare del metallo sul vento
vinse – brució la mia gola.
La parola è impotente.
J30 (Emily Dickinson) Leave a comment
Alla deriva! Un piccolo battello alla deriva!
E la notte sta scendendo!
Nessuno guiderà un piccolo battello
Alla città più vicina?
Così marinai dicono – che ieri -
Proprio mentre il crepuscolo imbruniva
Un piccolo battello abbandonò la lotta
E gorgogliò giù e giù.
Così angeli dicono – che ieri -
Proprio mentre l’alba rosseggiava
Un piccolo battello – stremato dalle raffiche -
Rialzò l’alberatura – rispiegò le vele -
E si lanciò – esultante lassù!
La diretta conseguenza della J30 di Emily Dickinson Leave a comment
Trascinato – dalle onde
abbandonato – dagli uomini.
Alla deriva il piccolo battello
si abbandonò gorgoliando alla poseidonica forza.
Le lacrime conoscevano il sorriso dei marinai - rimasti a terra,
più forti della speranza.
Si sorprese del calore alato di quegli angeli,
tra il rossore del tramontare,
spiegarono le vele – spingedolo lassù
Assaporare Leave a comment
Scavai una biro
tra i cassetti dei coltelli;
saggiai mieli e camomille
vivendo nel sapore del tuo sorriso.
Addentanta dalle punte d’inox
fu la mia lingua
all’urlo non diedi le dovute vie di fuga.
Le inghiottii
serbando in me i draghi del tempo.
Inondazione Leave a comment
Chi caricherai
sulla poppa delle tue pupille?
E inizieranno a scivolare la nuvole
E si tufferanno sulla terra
le prime gocce.
Chi s’accolse nella tua chiglia
transita sulla passerella del tuo sorriso.
Non saranno le mie zampe a parlarti
e i miei zoccoli mi faranno tardare
Mi infangherò salendo la marea.
Gioierete, mentre le foglie periranno
ai dardi delle nubi.
Fissando le tramvie Leave a comment
Trapanó il mio divenire- il tuo sguardo
approfondendo con i pensieri
il via vai di raggi metallici – catene d’ottone.
T’abbagliano il cervello le code
dei turisti limonacei
mentre un piano-forte agita
la sua coda battuta.
La gioventú invecchia
consumando il suo tempo
di già moribondo
e con le botte bollenti tra le dita
fermeró i cristalli di neve che agognano-
di soffocare il terreno.
Isperando Leave a comment
Ci scollerà un fruscio di polvere
e strizzeremo le pupille oltre la coltre
c’afferreremo guidati dalla flebilità delle ombre.
Sottile e gelido è il tuo manto
e come una rosa immersa nell’azoto
—-t’accoglieró—
impedendo anche al solo soffio della dea
d’infrangere quel cristallino profumo
—-e il tempo—
porterà quei cristalli tra le mie dita,
riemergeranno i tuoi rosa e i tuoi rossi
t’assaggeró puntandoti contro il naso
incurante del gelo e delle spine
e appasiranno le mie falangi
per far vivere i tuoi petali.
La tunica del poeta Leave a comment
Pulii il mio viso
con il polline delle margherite,
Senza acqua-
Senza sapone-
Eliminai le impurità,
le imperfezioni.
Diedi alle nazioni
ció che volle- il popolo
E sgargió di colori la mia guancia
si improfumarono le mie narici
Un buon sapore di miele regalai alle labbra